Qual è il problema
Quando una pagina include un font da fonts.googleapis.com, il browser del visitatore contatta i server di Google e, per farlo, trasmette il suo indirizzo IP. L'indirizzo IP è un dato personale ai sensi del GDPR. La trasmissione avviene prima di qualsiasi banner sui cookie, quindi senza consenso, e verso un'azienda soggetta alla legge statunitense.
Nel gennaio 2022 il tribunale di Monaco di Baviera (LG München, sentenza 3 O 17493/20) ha condannato un sito a risarcire un visitatore di 100 euro proprio per questo: il collegamento dinamico a Google Fonts era una violazione del diritto alla riservatezza. Ne è seguita un'ondata di lettere di diffida in Germania e Austria. In Italia il Garante non ha emesso un provvedimento specifico sui font, ma il principio è lo stesso di quello applicato a Google Analytics nel 2022: il trasferimento di dati verso gli USA senza garanzie non va bene. Il nuovo accordo UE-USA sul trasferimento dei dati (2023) ha ridotto il rischio, ma non ha cancellato l'obbligo di informare e, dove serve, di chiedere il consenso.
Come scoprire se il tuo sito lo fa
Apri il sito, premi F12 (strumenti per sviluppatori), vai alla scheda Rete (Network) e ricarica. Cerca fonts.googleapis.com o fonts.gstatic.com. Se compaiono, il sito carica i font da Google. In alternativa, siti come webbkoll.dataskydd.net fanno il controllo per te ed elencano tutte le connessioni a terzi.
Le tre soluzioni, dalla migliore
1. Ospitare i font sul proprio server
Scarichi i file dei font (formato woff2, pesa poco), li metti in una cartella del tema e li dichiari nel CSS con @font-face. Il browser li scarica dal tuo sito, nessun dato va a Google, e il caricamento è più veloce perché non c'è una connessione in più da aprire. I font di Google sono quasi tutti con licenza aperta (SIL OFL), quindi ridistribuirli dal proprio server è consentito.
In WordPress: molti temi moderni permettono di caricare font locali da Aspetto → Editor → Stili → Tipografia; esistono plugin che convertono automaticamente i Google Fonts del tema in copie locali; oppure lo fa chi cura il sito, una volta, a mano.
2. Usare i font di sistema
Il telefono e il computer del visitatore hanno già caratteri ottimi (San Francisco su Apple, Segoe UI su Windows, Roboto su Android). Un CSS come font-family: system-ui, -apple-system, "Segoe UI", Roboto, sans-serif; non scarica nulla. Il sito è più veloce, la resa è nativa, e non c'è alcun tema privacy. È la scelta che abbiamo fatto per il nostro tema Fondamenta: zero risorse esterne di default, font locali opzionali.
3. Caricare i font solo dopo il consenso
Tecnicamente possibile, praticamente sgradevole: il sito si vede con un carattere diverso finché il visitatore non accetta, e poi cambia. Da evitare.
Non solo i font
Lo stesso ragionamento vale per tutto ciò che il sito carica da server altrui prima del consenso: mappe di Google incorporate, video YouTube, librerie JavaScript da CDN, icone, widget social. Per ognuno vale la stessa domanda: si può ospitare in casa? Si può caricare solo dopo un clic? Le mappe, per esempio, si sostituiscono con un'immagine statica e un link «Apri in Google Maps».
Checklist in cinque punti
- Verifica nella scheda Rete cosa carica il sito prima del banner cookie.
- Porta i font sul tuo server o passa ai font di sistema.
- Sostituisci mappe e video incorporati con anteprime che caricano al clic.
- Aggiorna la privacy policy: i servizi esterni elencati devono corrispondere a quelli reali.
- Rimisura la velocità: quasi sempre migliora.
Questo articolo è informativo e non sostituisce il parere di un consulente privacy. Per la valutazione di un caso specifico, rivolgiti a un professionista.
Domande frequenti
Usare Google Fonts è illegale?
Caricarli dai server di Google senza consenso è stato giudicato una violazione del GDPR da un tribunale tedesco nel 2022. Ospitarli sul proprio server è invece perfettamente lecito: la licenza dei font lo consente.
Come faccio a sapere se il mio tema usa Google Fonts?
Apri il sito, premi F12, scheda Rete, ricarica e cerca fonts.googleapis.com o fonts.gstatic.com. Se compaiono, il tema li carica da Google.
I font locali rallentano il sito?
No, al contrario: eliminano una connessione a un server esterno. Con due o tre pesi in formato woff2 e font-display: swap, il testo compare subito.
Basta un banner cookie per essere a posto?
No. Il banner gestisce i cookie e i servizi che si caricano dopo il consenso; i font si caricano prima, quindi il banner non li copre.
Vuoi sapere cosa carica il tuo sito prima del consenso?
Facciamo un controllo delle connessioni esterne (font, mappe, script, pixel) e ti diciamo cosa sistemare e come. In italiano, senza allarmismi.
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